SCIAMANESIMO E CURANDEROS, LE ERBE NEI RITUALI
“…..Ma i nuovi venuti non possono ornarsi coi fiori dell’ albero ne gustarne i frutti prima che i morti che li hanno preceduti abbiano loro spezzate le ossa e abbiano loro voltati gli occhi nelle orbite, in modo che essi guardino verso l’interno. Così essi diventeranno dei veri spiriti e potranno mangiare i frutti dell’ albero alle cui radici si trovano semi gonfi di latte e si nascondono gli spiriti dei bambini”
Tra le popolazioni indigene, l’ uomo di medicina era e in certi luoghi è ancora, identificato con la figura del curandero, o dello sciamano, la cui vita era dedicata allo studio e alla conoscenza delle erbe che gli conferivano il potere di guarire, di entrare in trance e di viaggiare in altre dimensioni.
Lo sciamanesimo, è considerato un fenomeno religioso di origine siberiana e centro asiatica, diffuso non soltanto presso le culture orali dell’Asia centrale, dell’America settentrionale e dell’Oceania, ma anche presso culture e religioni più strutturate, come la cinese e la giapponese.
La parola sciamano deriva dall’inglese shaman, adattamento del termine saman che presso il popolo dei tungusi siberiani designa gli operatori medici che agiscono in stato di trance. Altre fonti sostengono invece che il termine sciamano provenga dal sanscrito sramana o dal Pali samana e significhi uomo ispirato dagli spiriti, portatore di energia, uomo saggio, colui che vede nell’oscurità.
In società primitive dove le credenze comuni attribuiscono le malattie a origini soprannaturali, derivate da “Encantos” ovvero ad opera degli spiriti, dalla perdita dell’ anima o di pezzi di essa in seguito a uno shock oppure a cause naturali attribuibili al volere Divino, lo sciamano assume connotati di sacerdote e curandero nello stesso tempo. Il contatto con le divinità per lui è importante sia per il rito religioso che per il rituale utilizzato al fine di estirpare la malattia dal malato, egli fonda la propria esperienza nell’estasi, è essenzialmente un medium, un portavoce degli spiriti nel cui mondo entra al momento dell’iniziazione durante la quale affronta prove e incontra visioni.
Tra i vari compiti dello sciamano vi è quello di officiare i riti di passaggio, come quelli di iniziazione dei giovani all’età adulta, di propiziare la stagione della caccia, di essere guida delle anime dei morti nell’aldilà e di fornire terapie mediche tramite l’utilizzo di erbe in unguenti ed impacchi da applicare sulle ferite o in decotti e pozioni per trattamenti interni.
Lo sciamano utilizza erbe allucinogene per entrare in quello stato di trance che gli consente di ” raggiungere il grande spirito ” , di prendere contatto con la divinità. Le erbe “maestre” utilizzate, gli permettono di entrare in stati modificati della coscienza, di espandere i sensi e il pensiero oltre i confini dell’ordinario per connettersi con il Divino e con gli spiriti della Terra attraverso un “viaggio” in stati di consapevolezza non ordinaria, il “viaggio sciamanico”, compiuto spesso sotto forma di animale.
Durante la trance lo sciamano si sposta attraverso tre dimensioni dove incontra energie straordinarie che sono sempre personificate, queste dimensioni sono rappresentate come Mondo Inferiore, Mondo Superiore e Mondo di Mezzo. Quest’ultimo rappresenta lo stato ordinario di coscienza nel quale normalmente noi ci troviamo, che a sua volta possiede una dimensione spirituale o non ordinaria, il Mondo Inferiore è un mondo immateriale collocato sotto la superficie della Terra raggiungibile attraverso un tunnel che conduce dove lo sciamano può incontrare il suo animale guida.
Il Mondo Superiore è collocato dall’altro lato del cielo, oltre l’universo fisico, il varco di accesso è come un foro nella volta celeste, in questo mondo lo sciamano potrà incontrare gli spiriti degli antenati ed ottenere conoscenze e poteri terapeutici.
I tre mondi sono collegati tra loro dall’Asse del Mondo, raffigurato il più delle volte come l’Albero Cosmico mediatore tra le profondità della terra e le altezze dei cieli, da qui lo sciamano inizia i suoi viaggi verso gli altri mondi da dove porterà qualcosa capace di intervenire nel mondo fisico.
Le cerimonie iniziatiche degli sciamani nel mondo sono accomunate dalla simbologia dell’Albero Cosmico, che viene scalato durante il rituale a rappresentare l’ascesa al cielo.
In Siberia per esempio lo sciamano si arrampica su una betulla provvista di sette, nove o dodici rami, appositamente eretta in mezzo al focolare, dentro la yurta, sui rami ci sono nidi che ospitano le anime degli sciamani morti o dei bambini in attesa di nascere. Giunto in cima all’albero il futuro sciamano urla invocando l’aiuto celeste. Per questo motivo in molte lingue siberiane l’albero sacro veniva chiamato “strada”, nel senso di strada verso il Divino. In certi riti iniziatici del Sud-America invece si scorteccia un albero e si incidono delle tacche sul tronco a rappresentare una scala, l’iniziato, di solito donna, si sdraia e le vecchie sciamane le strofinano il corpo con foglie di canelo, poi le succhiano il petto, il ventre e la testa fino a farle uscire il sangue. Il giorno seguente accompagnata da canti e suono del tambuto l’iniziata comincia l’arrampicata sull’albero seguita dalle altre sciamane.
La medicina a base di erbe e piante era molto diffusa tra tutte le popolazioni indigene; Presso gli Inca era molto sviluppata la Qolla, in alcuni villaggi Andini gli eredi parziali di questa conoscenza sono riusciti a sopravvivere, questi sono i Curanderos, ancora presenti in Ecuador, nella zona di Imambari, nella zona del Colorados, nelle zone a nord del Perù, presso il canyon del Colca e in Bolivia nella provincia di Saavedra. Il Curandero è depositario delle conoscenze tradizionali di fitoterapia e ha le capacità di riconoscere e manipolare magicamente le proprietà delle piante, distinguendosi così da un’altra figura importante, quella dell’ Erborista Indigeno o Herbolario che è invece solo un’esperto nella raccolta e nell’ uso delle piante non in grado di operare quei procedimenti magici, grazie ai quali, l’erba acquista pienamente la sua potenza.
Ogni specie vegetale possiederebbe due qualità specifiche: il potere intrinseco della pianta e il potere indotto dal luogo dove cresce, resi attivi dal potere personale del Curandero.
Presso le società primitive dove si ritiene che la malattia derivi da forze maligne o da possessione di spiriti malvagi, ogni “medicina” che può mettere in contatto l’uomo con il mondo degli spiriti, viene considerata più utile di una con soli effetti sul piano fisico, per questo motivo assunsero particolare importanza le piante allucinogene, che entrarono a far parte di numerosissimi rituali, diversi da una cultura all’altra ma con alcuni denominatori comuni o similitudini.
Un’altro settore, ben noto agli indigeni quando era ancora totalmente sconosciuto alla medicina europea, è quello della narcosi. Le conoscenze in questo campo, permettevano a queste popolazioni di fare una chiara distinzione fra narcotici e analgesici, questi ultimi impiegati per attenuare le sofferenze dei malati e quelle delle persone sottoposte al sacrificio.
I narcotici più usati in medicina erano: la radice camelina tuberosa,chiamata anche coaptli, da coatl, che significa serpente, e patli, che significa medicina o Il Senecium canicida, detto itztauyatl da itzcuintli, che significa cane.
In certi casi, si somministrava all’infermo una pozione, chiamata medicina amara, preparata con i semi stupefacenti dello xoxoucaptali, noto col nome botanico di eupatoriun, tale pozione produceva nel paziente uno stato di ebbrezza, seguito da stupore, durante il quale l’infermo diceva la verità a proposito dei suoi mali e precisava la loro localizzazione consentendo al medico la diagnosi e la terapia.
Una tra le piante allucinogene più conosciute ed utilizzate è la Datura, appartenente alla famiglia delle Solanaceae, la Datura, Stramonio, o Yerba del diablo è diffusa in Arizona, in California e nel Messico, oltre ché nelle diverse aree delle Ande, e fù utilizzata in svariati riti religiosi e magici nelle sue varie specie: Datura meteloides, d. inoxia, d. arborea, stramonium.
Il consumo della Datura e il suo utilizzo all’ interno di rituali differisce da cultura a cultura, ma esistono elementi comuni collegati fra loro, dovuti alla particolarità del sonno profondo ed allucinatorio che ne consegue. Generalmente i semi della pianta, o la radice, vengono ridotti in poltiglia prima di essere ingeriti, generando un’ improvvisa sensazione di forza e di energia, seguita poi da un sonno profondo durante il quale si verificano allucinazioni che testimonierebbero l’avvenuto contatto con gli spiriti.
La sua raccolta ha le caratteristiche di un rituale: Si scava un buco di forma particolare e per mezzo di un bastone di paloverde, l’ unico arbusto in grado di toccare la radice senza “ferirla” e la si estrae. La datura possiede quattro “teste”: la radice attraverso cui si conquista il potere della pianta, lo stelo e le foglie utili per la guarigione, i fiori utilizzati per uccidere, far impazzire o render schiavi i nemici e infine i semi, la parte più potente di tutta la pianta.
Grazie alle sue virtù viene utilizzata anche come anestetico, presso gli Zuñi del Nuovo Messico ancora oggi è impiegata durante operazioni chirurgiche o per curare ferite, sempre però con le dovute precauzioni, in quanto i potenti alcaloidi che contiene possono dare effetto a stati transitori di psicosi o addirittura a stati di coma.
Un antico mito zuni narra di due giovani, A’neglakya, Datura e A’neglakyatsi’tsa, Donna Datura, fratello e sorella, nati nelle profondità della terra, che salivano spesso in superficie, suscitando la preoccupazione degli Dei Gemelli figli del Sole, con la loro conoscenza esoterica che permetteva loro di far vedere alla gente gli spiriti e i ladri. Gli Dei Gemelli bandirono la coppia per sempre nelle profondità del mondo sotterraneo, ma al loro posto sorsero dei bellissimi fiori bianchi a campana, uguali alle ghirlande che i giovani portavano intorno al capo e dalle piante originali si propagarono innumerevoli figli, legati ai colori dei quattro punti cardinali.
Lo sciamanesimo, è considerato un fenomeno religioso di origine siberiana e centro asiatica, diffuso non soltanto presso le culture orali dell’Asia centrale, dell’America settentrionale e dell’Oceania, ma anche presso culture e religioni più strutturate, come la cinese e la giapponese.
La parola sciamano deriva dall’inglese shaman, adattamento del termine saman che presso il popolo dei tungusi siberiani designa gli operatori medici che agiscono in stato di trance. Altre fonti sostengono invece che il termine sciamano provenga dal sanscrito sramana o dal Pali samana e significhi uomo ispirato dagli spiriti, portatore di energia, uomo saggio, colui che vede nell’oscurità.
In società primitive dove le credenze comuni attribuiscono le malattie a origini soprannaturali, derivate da “Encantos” ovvero ad opera degli spiriti, dalla perdita dell’ anima o di pezzi di essa in seguito a uno shock oppure a cause naturali attribuibili al volere Divino, lo sciamano assume connotati di sacerdote e curandero nello stesso tempo. Il contatto con le divinità per lui è importante sia per il rito religioso che per il rituale utilizzato al fine di estirpare la malattia dal malato, egli fonda la propria esperienza nell’estasi, è essenzialmente un medium, un portavoce degli spiriti nel cui mondo entra al momento dell’iniziazione durante la quale affronta prove e incontra visioni.
Tra i vari compiti dello sciamano vi è quello di officiare i riti di passaggio, come quelli di iniziazione dei giovani all’età adulta, di propiziare la stagione della caccia, di essere guida delle anime dei morti nell’aldilà e di fornire terapie mediche tramite l’utilizzo di erbe in unguenti ed impacchi da applicare sulle ferite o in decotti e pozioni per trattamenti interni.
Lo sciamano utilizza erbe allucinogene per entrare in quello stato di trance che gli consente di ” raggiungere il grande spirito ” , di prendere contatto con la divinità. Le erbe “maestre” utilizzate, gli permettono di entrare in stati modificati della coscienza, di espandere i sensi e il pensiero oltre i confini dell’ordinario per connettersi con il Divino e con gli spiriti della Terra attraverso un “viaggio” in stati di consapevolezza non ordinaria, il “viaggio sciamanico”, compiuto spesso sotto forma di animale.
Durante la trance lo sciamano si sposta attraverso tre dimensioni dove incontra energie straordinarie che sono sempre personificate, queste dimensioni sono rappresentate come Mondo Inferiore, Mondo Superiore e Mondo di Mezzo. Quest’ultimo rappresenta lo stato ordinario di coscienza nel quale normalmente noi ci troviamo, che a sua volta possiede una dimensione spirituale o non ordinaria, il Mondo Inferiore è un mondo immateriale collocato sotto la superficie della Terra raggiungibile attraverso un tunnel che conduce dove lo sciamano può incontrare il suo animale guida.
Il Mondo Superiore è collocato dall’altro lato del cielo, oltre l’universo fisico, il varco di accesso è come un foro nella volta celeste, in questo mondo lo sciamano potrà incontrare gli spiriti degli antenati ed ottenere conoscenze e poteri terapeutici.
I tre mondi sono collegati tra loro dall’Asse del Mondo, raffigurato il più delle volte come l’Albero Cosmico mediatore tra le profondità della terra e le altezze dei cieli, da qui lo sciamano inizia i suoi viaggi verso gli altri mondi da dove porterà qualcosa capace di intervenire nel mondo fisico.
Le cerimonie iniziatiche degli sciamani nel mondo sono accomunate dalla simbologia dell’Albero Cosmico, che viene scalato durante il rituale a rappresentare l’ascesa al cielo.
In Siberia per esempio lo sciamano si arrampica su una betulla provvista di sette, nove o dodici rami, appositamente eretta in mezzo al focolare, dentro la yurta, sui rami ci sono nidi che ospitano le anime degli sciamani morti o dei bambini in attesa di nascere. Giunto in cima all’albero il futuro sciamano urla invocando l’aiuto celeste. Per questo motivo in molte lingue siberiane l’albero sacro veniva chiamato “strada”, nel senso di strada verso il Divino. In certi riti iniziatici del Sud-America invece si scorteccia un albero e si incidono delle tacche sul tronco a rappresentare una scala, l’iniziato, di solito donna, si sdraia e le vecchie sciamane le strofinano il corpo con foglie di canelo, poi le succhiano il petto, il ventre e la testa fino a farle uscire il sangue. Il giorno seguente accompagnata da canti e suono del tambuto l’iniziata comincia l’arrampicata sull’albero seguita dalle altre sciamane.
La medicina a base di erbe e piante era molto diffusa tra tutte le popolazioni indigene; Presso gli Inca era molto sviluppata la Qolla, in alcuni villaggi Andini gli eredi parziali di questa conoscenza sono riusciti a sopravvivere, questi sono i Curanderos, ancora presenti in Ecuador, nella zona di Imambari, nella zona del Colorados, nelle zone a nord del Perù, presso il canyon del Colca e in Bolivia nella provincia di Saavedra. Il Curandero è depositario delle conoscenze tradizionali di fitoterapia e ha le capacità di riconoscere e manipolare magicamente le proprietà delle piante, distinguendosi così da un’altra figura importante, quella dell’ Erborista Indigeno o Herbolario che è invece solo un’esperto nella raccolta e nell’ uso delle piante non in grado di operare quei procedimenti magici, grazie ai quali, l’erba acquista pienamente la sua potenza.
Ogni specie vegetale possiederebbe due qualità specifiche: il potere intrinseco della pianta e il potere indotto dal luogo dove cresce, resi attivi dal potere personale del Curandero.
Presso le società primitive dove si ritiene che la malattia derivi da forze maligne o da possessione di spiriti malvagi, ogni “medicina” che può mettere in contatto l’uomo con il mondo degli spiriti, viene considerata più utile di una con soli effetti sul piano fisico, per questo motivo assunsero particolare importanza le piante allucinogene, che entrarono a far parte di numerosissimi rituali, diversi da una cultura all’altra ma con alcuni denominatori comuni o similitudini.
Un’altro settore, ben noto agli indigeni quando era ancora totalmente sconosciuto alla medicina europea, è quello della narcosi. Le conoscenze in questo campo, permettevano a queste popolazioni di fare una chiara distinzione fra narcotici e analgesici, questi ultimi impiegati per attenuare le sofferenze dei malati e quelle delle persone sottoposte al sacrificio.
I narcotici più usati in medicina erano: la radice camelina tuberosa,chiamata anche coaptli, da coatl, che significa serpente, e patli, che significa medicina o Il Senecium canicida, detto itztauyatl da itzcuintli, che significa cane.
In certi casi, si somministrava all’infermo una pozione, chiamata medicina amara, preparata con i semi stupefacenti dello xoxoucaptali, noto col nome botanico di eupatoriun, tale pozione produceva nel paziente uno stato di ebbrezza, seguito da stupore, durante il quale l’infermo diceva la verità a proposito dei suoi mali e precisava la loro localizzazione consentendo al medico la diagnosi e la terapia.
Una tra le piante allucinogene più conosciute ed utilizzate è la Datura, appartenente alla famiglia delle Solanaceae, la Datura, Stramonio, o Yerba del diablo è diffusa in Arizona, in California e nel Messico, oltre ché nelle diverse aree delle Ande, e fù utilizzata in svariati riti religiosi e magici nelle sue varie specie: Datura meteloides, d. inoxia, d. arborea, stramonium.
Il consumo della Datura e il suo utilizzo all’ interno di rituali differisce da cultura a cultura, ma esistono elementi comuni collegati fra loro, dovuti alla particolarità del sonno profondo ed allucinatorio che ne consegue. Generalmente i semi della pianta, o la radice, vengono ridotti in poltiglia prima di essere ingeriti, generando un’ improvvisa sensazione di forza e di energia, seguita poi da un sonno profondo durante il quale si verificano allucinazioni che testimonierebbero l’avvenuto contatto con gli spiriti.
La sua raccolta ha le caratteristiche di un rituale: Si scava un buco di forma particolare e per mezzo di un bastone di paloverde, l’ unico arbusto in grado di toccare la radice senza “ferirla” e la si estrae. La datura possiede quattro “teste”: la radice attraverso cui si conquista il potere della pianta, lo stelo e le foglie utili per la guarigione, i fiori utilizzati per uccidere, far impazzire o render schiavi i nemici e infine i semi, la parte più potente di tutta la pianta.
Grazie alle sue virtù viene utilizzata anche come anestetico, presso gli Zuñi del Nuovo Messico ancora oggi è impiegata durante operazioni chirurgiche o per curare ferite, sempre però con le dovute precauzioni, in quanto i potenti alcaloidi che contiene possono dare effetto a stati transitori di psicosi o addirittura a stati di coma.
Un antico mito zuni narra di due giovani, A’neglakya, Datura e A’neglakyatsi’tsa, Donna Datura, fratello e sorella, nati nelle profondità della terra, che salivano spesso in superficie, suscitando la preoccupazione degli Dei Gemelli figli del Sole, con la loro conoscenza esoterica che permetteva loro di far vedere alla gente gli spiriti e i ladri. Gli Dei Gemelli bandirono la coppia per sempre nelle profondità del mondo sotterraneo, ma al loro posto sorsero dei bellissimi fiori bianchi a campana, uguali alle ghirlande che i giovani portavano intorno al capo e dalle piante originali si propagarono innumerevoli figli, legati ai colori dei quattro punti cardinali.
La medicina ricavata dalla Datura presso gli Zuni è proprietà degli A’shiwanni, i preti della pioggia.
Gli A’shiwanni mettono sulle palpebre, sulle le orecchie e sulla bocca una minuscola porzione di radice di Datura polverizzata, questa li mette in comunicazione con gli uccelli quando di notte vanno a chiedergli di cantare per la pioggia. Inoltre possono scoprire chi ha commesso un furto somministrando un pezzetto di radice alla vittima e ascoltando per tutta la notte il suo delirio. Una volta scoperto il nome, il prete lo comunica al derubato che non ricorda nulla, e lo fa vomitare quattro volte facendogli bere acqua calda per eliminare ogni traccia della pianta che altrimenti gli farebbe apparire sul corpo i suoi fiori.
La datura permette anche di scoprire chi è lo stregone che ha inviato una malattia; presso i pueblo Sandia, che vivono vicino ad Albuquerque, il fiore della datura può essere lanciato magicamente dentro il corpo di una vittima come un’oggetto malefico e può essere estratto solo da un sacerdote.
In Messico e nel Nord America la Datura è associata ad usi medici e magici, viene usata nella divinazione, nelle profezie, nei riti di guarigione e nei rituali d’iniziazione degli adolescenti. I giovani uomini della tribù aborigena nordamericana degli Algonquin vengono tenuti in isolamento per 20 giorni e nutriti di Wysoccan, una medicina intossicante realizzata con Datura Stramonium. Durante questo periodo gli iniziati perdono del tutto la memoria, dimenticando la loro infanzia e preparandosi così ad entrare nell’età adulta.
Nella tribù dei Tubatulobal in California, le radici di Datura vengono mangiate per “ottenere la vita” e trovare il proprio spirito guardiano, che si manifesterà sotto forma di un animale.
Sempre in California i giovani Luiseno per trovare lo scopo e la direzione della propria vita adulta assumono la Datura e danzano selvaggiamente fino al collasso.
In Africa, presso la tribù degli Haussa, la datura betel aveva connotati sacri ed era usata dalle giovani donne durante la filatura del cotone per entrare in uno stato di ebbrezza. I semi della pianta venivano ingeriti per provocare una sorta di possessione simile a quella divina. Per far cessare il rito, giungeva il “griot”, il suonatore sacro, che con il suo tamburo invitava le ragazze alla danza allo scopo di far fuggire da loro la Datura, impersonificata dalla figura del “babba jiji”.
Un’altra pianta dalle proprietà allucinogene molto conosciute fin dall’epoca preistorica ed utilizzate presso i popoli nativi Americani soprattutto in Messico è la Lophophora williamsii appartenente alla famiglia delle Cactaceae e originaria del Sud America. Questa pianta è comunemente chiamata Peyote ovvero “carne degli dei”, nei paesi di origine è conosciuta anche con i nomi popolari di Peyotl e Xicori. Peyotl è un termine di origine nahuatl, la lingua degli Aztechi, e rimanda probabilmente al bozzolo di seta, per la peluria bianca che copre la superficie a bottone del cactus, secondo altri significherebbe invece: “divino messaggero”.
Il principale principio attivo del peyote è la mescalina che se assunta dona un senso di grande pace interiore e di contemplazione unito alla sensazione di fusione con le cose e le forme di vita circostanti. L’azione della mescalina sulla parte del cervello collegata al nervo ottico produce inoltre, effetti di sinestesia (sovrapposizioni dei sensi), creando allucinazioni visive e auditive.
Gli indios messicani ritenevano che il peyote fosse uno strumento divino in grado di mettere in contatto gli uomini con gli dei, per questa ragione esso veniva ingerito dai sacerdoti per rivolgere richieste e conoscere i voleri divini.
Il Peyote viene ancora oggi usato dagli Huicholes e dai Tarahumara del Messico in riti religiosi e sciamanici durante i quali intere tribù si spostano attraverso il deserto.
Sotto la guida dello Sciamano gli Huicholes compiono ogni Ottobre un pellegrinaggio dalla costa al deserto di Wirikuta, considerato loro patria spirituale. Lo scopo del viaggio a piedi è la “caccia” al peyote, da loro chiamato hikuri e identificato con la divinità suprema Tatewari “Nonno-fuoco”.
Gli Huicholes distinguono il peyote in maschio, degli déi e in femmina, delle dée, il maschio è molto più vecchio e quindi contiene più sostanze psicoattive. Prima di partire praticano il digiuno, l’astensione sessuale, confessano pubblicamente le loro colpe e pregano le divinità della pioggia e della fertilità. Lo sciamano conduce rituali finalizzati al passaggio nell’ultramondo e i partecipanti vengono guidati nella caccia al peyote lungo i sentieri del “daino”, il simbolo del peyote, che colpito con frecce magiche lascia sulle sue tracce il cactus. Gli Huicholes considerano la ricerca del peyote il ritorno a una condizione edenica originale, coincidente col passato mitico degli antenati ma anche con un futuro ricco di pace e prosperità caratterizzato dall’unità primordiale tra uomini, animali e piante. Il ritorno dalla caccia è festeggiato con una cerimonia, danze e invocazioni per la pioggia, accompagnati dal consumo del peyote.
Oltre alla dimensione culturale-religiosa il peyote era utilizzato anche per scopi medici, considerato una sorta di panacea universale, durante molte cerimonie si curavano malattie dell’apparato respiratorio, reumatismi, crampi, morsi di serpenti, emorragie, scottature, cecità e malattie mentali.
Gli A’shiwanni mettono sulle palpebre, sulle le orecchie e sulla bocca una minuscola porzione di radice di Datura polverizzata, questa li mette in comunicazione con gli uccelli quando di notte vanno a chiedergli di cantare per la pioggia. Inoltre possono scoprire chi ha commesso un furto somministrando un pezzetto di radice alla vittima e ascoltando per tutta la notte il suo delirio. Una volta scoperto il nome, il prete lo comunica al derubato che non ricorda nulla, e lo fa vomitare quattro volte facendogli bere acqua calda per eliminare ogni traccia della pianta che altrimenti gli farebbe apparire sul corpo i suoi fiori.
La datura permette anche di scoprire chi è lo stregone che ha inviato una malattia; presso i pueblo Sandia, che vivono vicino ad Albuquerque, il fiore della datura può essere lanciato magicamente dentro il corpo di una vittima come un’oggetto malefico e può essere estratto solo da un sacerdote.
In Messico e nel Nord America la Datura è associata ad usi medici e magici, viene usata nella divinazione, nelle profezie, nei riti di guarigione e nei rituali d’iniziazione degli adolescenti. I giovani uomini della tribù aborigena nordamericana degli Algonquin vengono tenuti in isolamento per 20 giorni e nutriti di Wysoccan, una medicina intossicante realizzata con Datura Stramonium. Durante questo periodo gli iniziati perdono del tutto la memoria, dimenticando la loro infanzia e preparandosi così ad entrare nell’età adulta.
Nella tribù dei Tubatulobal in California, le radici di Datura vengono mangiate per “ottenere la vita” e trovare il proprio spirito guardiano, che si manifesterà sotto forma di un animale.
Sempre in California i giovani Luiseno per trovare lo scopo e la direzione della propria vita adulta assumono la Datura e danzano selvaggiamente fino al collasso.
In Africa, presso la tribù degli Haussa, la datura betel aveva connotati sacri ed era usata dalle giovani donne durante la filatura del cotone per entrare in uno stato di ebbrezza. I semi della pianta venivano ingeriti per provocare una sorta di possessione simile a quella divina. Per far cessare il rito, giungeva il “griot”, il suonatore sacro, che con il suo tamburo invitava le ragazze alla danza allo scopo di far fuggire da loro la Datura, impersonificata dalla figura del “babba jiji”.
Un’altra pianta dalle proprietà allucinogene molto conosciute fin dall’epoca preistorica ed utilizzate presso i popoli nativi Americani soprattutto in Messico è la Lophophora williamsii appartenente alla famiglia delle Cactaceae e originaria del Sud America. Questa pianta è comunemente chiamata Peyote ovvero “carne degli dei”, nei paesi di origine è conosciuta anche con i nomi popolari di Peyotl e Xicori. Peyotl è un termine di origine nahuatl, la lingua degli Aztechi, e rimanda probabilmente al bozzolo di seta, per la peluria bianca che copre la superficie a bottone del cactus, secondo altri significherebbe invece: “divino messaggero”.
Il principale principio attivo del peyote è la mescalina che se assunta dona un senso di grande pace interiore e di contemplazione unito alla sensazione di fusione con le cose e le forme di vita circostanti. L’azione della mescalina sulla parte del cervello collegata al nervo ottico produce inoltre, effetti di sinestesia (sovrapposizioni dei sensi), creando allucinazioni visive e auditive.
Gli indios messicani ritenevano che il peyote fosse uno strumento divino in grado di mettere in contatto gli uomini con gli dei, per questa ragione esso veniva ingerito dai sacerdoti per rivolgere richieste e conoscere i voleri divini.
Il Peyote viene ancora oggi usato dagli Huicholes e dai Tarahumara del Messico in riti religiosi e sciamanici durante i quali intere tribù si spostano attraverso il deserto.
Sotto la guida dello Sciamano gli Huicholes compiono ogni Ottobre un pellegrinaggio dalla costa al deserto di Wirikuta, considerato loro patria spirituale. Lo scopo del viaggio a piedi è la “caccia” al peyote, da loro chiamato hikuri e identificato con la divinità suprema Tatewari “Nonno-fuoco”.
Gli Huicholes distinguono il peyote in maschio, degli déi e in femmina, delle dée, il maschio è molto più vecchio e quindi contiene più sostanze psicoattive. Prima di partire praticano il digiuno, l’astensione sessuale, confessano pubblicamente le loro colpe e pregano le divinità della pioggia e della fertilità. Lo sciamano conduce rituali finalizzati al passaggio nell’ultramondo e i partecipanti vengono guidati nella caccia al peyote lungo i sentieri del “daino”, il simbolo del peyote, che colpito con frecce magiche lascia sulle sue tracce il cactus. Gli Huicholes considerano la ricerca del peyote il ritorno a una condizione edenica originale, coincidente col passato mitico degli antenati ma anche con un futuro ricco di pace e prosperità caratterizzato dall’unità primordiale tra uomini, animali e piante. Il ritorno dalla caccia è festeggiato con una cerimonia, danze e invocazioni per la pioggia, accompagnati dal consumo del peyote.
Oltre alla dimensione culturale-religiosa il peyote era utilizzato anche per scopi medici, considerato una sorta di panacea universale, durante molte cerimonie si curavano malattie dell’apparato respiratorio, reumatismi, crampi, morsi di serpenti, emorragie, scottature, cecità e malattie mentali.
Una leggenda racconta che molto tempo prima dell’arrivo dell’uomo bianco, in una tribu a sud dei Sioux, la gente moriva a causa di una malattia sconosciuta. Una vecchia della tribu una notte sognò che avrebbe trovato una radice che avrebbe salvato il suo popolo. Andò allora con la nipote in cerca di una visione, per 4 giorni rimasero su una collina solitaria, dove rivolsero una preghiera a una grossa aquila per ottenere saggezza e potere.
La mattina successiva la figura di un uomo apparve ondeggiando sospeso nell’aria e una voce disse: “Tu vuoi acqua e cibo, io ho una magia da darti” e gli mostrò il peyote di cui entrambe bevvero il succo sentendosi rinvigorite, un potere entrò in loro donandogli conoscenza e la sacra visione. Le piantine di peyote cominciarono a chiamarle da ogni parte per essere raccolte e fu cosi che il peyote arrivò alla tribu curando la gente dalla malattia e da allora il popolo imparò a conoscere se stesso e a curare le mallattie.
La mattina successiva la figura di un uomo apparve ondeggiando sospeso nell’aria e una voce disse: “Tu vuoi acqua e cibo, io ho una magia da darti” e gli mostrò il peyote di cui entrambe bevvero il succo sentendosi rinvigorite, un potere entrò in loro donandogli conoscenza e la sacra visione. Le piantine di peyote cominciarono a chiamarle da ogni parte per essere raccolte e fu cosi che il peyote arrivò alla tribu curando la gente dalla malattia e da allora il popolo imparò a conoscere se stesso e a curare le mallattie.
Con l’arrivo dei Conquistadores spagnoli e l’introduzione forzata del cattolicesimo intorno alla seconda metà del XIX secolo, l’uso del peyote fu considerato peccaminoso e diabolico. Ma i tentativi benchè violenti di estirparne il consumo fallirono, al punto che il suo uso finì per estendersi dal sud del Messico, attraverso il nord America, alle pianure centro-occidentali del continente fino al Canada.
Furono alcuni gruppi nomadi come i Mescaleros, a introdurre l’uso rituale del cactus presso i popoli nativi del Nordamerica con delle differenze di interpretazione. Mentre tra gli Indios messicani i rituali presentano un carattere più tribale e comunitario, presso gli Indiani delle Praterie lo scopo del suo utilizzo è l’ottenimento della visione, insieme sciamanica e profetica, questa interpretazione diede origine ai numerosi culti poi confluiti in gran parte nella Peyote Native American Church detta anche peyotismo, dove le credenze e i riti delle antiche tribù si uniscono a elementi tipici del Cristianesimo.
Presso i Kiowa e i Comanche, in coincidenza con le feste religiose del calendario cristiano, viene praticata una cerimonia con lo scopo di accompagnare e indirizzare gli eventi fondamentali della vita dell’individuo dalla nascita, attraverso la malattia, fino alla morte.
La cerimonia si svolge in una capanna costruita per l’occasione. Sopra un altare a forma di luna crescente vengono posti i bottoni di peyote, al centro, su di una croce o una composizione di foglie di saggina si trova il bottone più grande, detto Father-Peyote. Vengono fumate in forma rituale foglie di tabacco o di quercia a cui segue la purificazione dei bottoni di peyote con incenso di cedro e la loro ingestione. L’esperienza mistica viene accompagnata dal canto dello sciamano e dal suono del tamburo.
La credenza è che la pianta sveli attraverso le visioni la causa della malattia e le cure necessarie. Il peyote è visto come un messaggero divino o un rappresentante di Cristo sulla terra, secondo i Nativi La pianta concede il potere di medicina sotto forma di visione e una guarigione sciamanica a livello fisico, psicologico e spirituale.
Tra le piante psicoattive più utilizzate vorrei menzionare ancora la Salvia divinorum, pianta perenne appartenente alla famiglia delle labiatae. Originaria del Messico, cresce solamente nella regione di Oaxaca, all’interno della sierra Mazateca dove è considerata sacra alla Vergine Maria e conosciuta come Ska Maria Pastora, che nella lingua ispano-mazateca significa “foglie di Maria la Pastora”.
La Salvia divinorum detta anche “Salvia dei veggenti” deve i suoi effetti psicoattivi al Salvinorin A, principio attivo con una struttura unica rispetto a quelli degli altri allucinogeni conosciuti. Gli effetti principali percepiti sono quello di una separazione totale tra il corpo e la coscienza, la sensazione di diventare un’oggetto inanimato o una pianta, il sentirsi tirati o attorcigliati da una forza esterna, il percepire di essere contemporaneamente in due o più posti o realtà diverse, avere visioni di superfici bidimensionali e membrane, il vedere se stessi dal di fuori.
Gli indigeni Mazatechi e le popolazioni confinanti ne masticano le foglie al buio e in silenzio a scopo divinatorio e, come già visto con la Datura, per scoprire le cause di diverse malattie, gli autori di furti e delitti, per ritrovare oggetti smarriti, o ancora all’interno di rituali sciamanici e iniziatici per raggiungere il contatto con le divinità.
In medicina vengono attribuite alla Salvia divinorum diverse proprietà curative: E’ usata come tonico per gli anziani, contro i reumatismi, per il mal di testa e la nausea, applicata in foglie o infusi sulla pelle.
Furono alcuni gruppi nomadi come i Mescaleros, a introdurre l’uso rituale del cactus presso i popoli nativi del Nordamerica con delle differenze di interpretazione. Mentre tra gli Indios messicani i rituali presentano un carattere più tribale e comunitario, presso gli Indiani delle Praterie lo scopo del suo utilizzo è l’ottenimento della visione, insieme sciamanica e profetica, questa interpretazione diede origine ai numerosi culti poi confluiti in gran parte nella Peyote Native American Church detta anche peyotismo, dove le credenze e i riti delle antiche tribù si uniscono a elementi tipici del Cristianesimo.
Presso i Kiowa e i Comanche, in coincidenza con le feste religiose del calendario cristiano, viene praticata una cerimonia con lo scopo di accompagnare e indirizzare gli eventi fondamentali della vita dell’individuo dalla nascita, attraverso la malattia, fino alla morte.
La cerimonia si svolge in una capanna costruita per l’occasione. Sopra un altare a forma di luna crescente vengono posti i bottoni di peyote, al centro, su di una croce o una composizione di foglie di saggina si trova il bottone più grande, detto Father-Peyote. Vengono fumate in forma rituale foglie di tabacco o di quercia a cui segue la purificazione dei bottoni di peyote con incenso di cedro e la loro ingestione. L’esperienza mistica viene accompagnata dal canto dello sciamano e dal suono del tamburo.
La credenza è che la pianta sveli attraverso le visioni la causa della malattia e le cure necessarie. Il peyote è visto come un messaggero divino o un rappresentante di Cristo sulla terra, secondo i Nativi La pianta concede il potere di medicina sotto forma di visione e una guarigione sciamanica a livello fisico, psicologico e spirituale.
Tra le piante psicoattive più utilizzate vorrei menzionare ancora la Salvia divinorum, pianta perenne appartenente alla famiglia delle labiatae. Originaria del Messico, cresce solamente nella regione di Oaxaca, all’interno della sierra Mazateca dove è considerata sacra alla Vergine Maria e conosciuta come Ska Maria Pastora, che nella lingua ispano-mazateca significa “foglie di Maria la Pastora”.
La Salvia divinorum detta anche “Salvia dei veggenti” deve i suoi effetti psicoattivi al Salvinorin A, principio attivo con una struttura unica rispetto a quelli degli altri allucinogeni conosciuti. Gli effetti principali percepiti sono quello di una separazione totale tra il corpo e la coscienza, la sensazione di diventare un’oggetto inanimato o una pianta, il sentirsi tirati o attorcigliati da una forza esterna, il percepire di essere contemporaneamente in due o più posti o realtà diverse, avere visioni di superfici bidimensionali e membrane, il vedere se stessi dal di fuori.
Gli indigeni Mazatechi e le popolazioni confinanti ne masticano le foglie al buio e in silenzio a scopo divinatorio e, come già visto con la Datura, per scoprire le cause di diverse malattie, gli autori di furti e delitti, per ritrovare oggetti smarriti, o ancora all’interno di rituali sciamanici e iniziatici per raggiungere il contatto con le divinità.
In medicina vengono attribuite alla Salvia divinorum diverse proprietà curative: E’ usata come tonico per gli anziani, contro i reumatismi, per il mal di testa e la nausea, applicata in foglie o infusi sulla pelle.
di: Verdesmeraldo.